Tombe dei giganti Su Lilloni I-II-III
18 Dicembre 2025Area archeologica Su Campusantu ‘e Is Arruus
23 Dicembre 2025Scheda sito n. 55
Miniera di San Leone
Tipo sito
Complesso minerario
Cronologia
Età contemporanea
Comune
Assemini
Descrizione
Il sito minerario di San Leone è ubicato a circa 600 m di quota, sul versante settentrionale di Punta Su Aingiu Mannu, meglio noto come Monte Picci, a cavallo tra i territori di Assemini e Capoterra. Esso si trova all’interno di una vallata percorsa dal canale Aingiu Mannu e delimitata da rilievi come Punta Matilociu a ovest, Punta Su Aingiu Mannu a sud e Punta Sa Stiddiosa a est.
San Leone ha rappresentato il principale giacimento di ferro della Sardegna, oggi esaurito. L’attività mineraria iniziò nel 1863, quando la società francese Petin Gaudet ottenne un permesso di ricerca per minerali di ferro nell’area di Monte Picci, comprendente anche le vicine zone di Su Meriagu e Sant’Antonio dei Genovesi. L’estrazione si sviluppò in più fasi, inquadrabili tra il 1863 e il 1892. Il sito ospitò il primo tratto ferroviario della Sardegna, costruito a partire dal 1862 e inaugurato dalla Famiglia Reale, per il trasporto del minerale fino al porto di La Maddalena Spiaggia a Capoterra. La rete ferroviaria, realizzata dalla società Petin Gaudet, era lunga circa 20 km e percorsa da una piccola locomotiva decauville. Della ferrovia oggi restano l’edificio della stazione, il tracciato dei sistemi di caricamento dei vagoni e le tramogge di carico.
Successivamente, nella prima metà del Novecento, il giacimento passò alla Società Mineraria Mediterranea, alla ligure Ernesto Breda e infine alla Società Ferromin, che modernizzò l’attività fino al 1962. Durante questo periodo furono realizzate numerose infrastrutture, tra cui strade di accesso ai cantieri, magazzini, uffici, una diga da 200.000 m³ sul Gutturu Mannu e un impianto di arricchimento con cernita elettromagnetica a secco e ad umido. L’estrazione avveniva principalmente a cielo aperto, mentre i livelli più bassi delle gallerie mostravano un progressivo impoverimento dei filoni. La mancanza di un impianto siderurgico locale e la necessità di scorte elevate determinarono il declino della miniera.
Il sito conserva oltre sessanta edifici, tra fabbricati industriali e rurali, che documentano un secolo di interventi dalla metà del XIX alla metà del XX secolo, con tipologie, tecniche costruttive e materiali diversi, e testimoniano le attività di taglio della legna e produzione di carbone collegate all’industria mineraria. Oggi rappresenta una testimonianza di grande rilievo della storia mineraria e dell’archeologia industriale dell’isola, inserita in un contesto naturale pressoché intatto.
Bibliografia
Piano Paesaggistico Regionale 2016.
PUC Assemini 2015.
STARA P., RIZZO R. 1990. La miniera di San Leone, in Rivista Mineralogica Italiana 13, 3: 121-135, Milano.
Scheda ICCD N. 00040513
https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/miniera-di-san-leone-e-pantaleo
