Villaggio Bidd’e Mores
18 Dicembre 2025Tombe dei giganti Su Lilloni I-II-III
18 Dicembre 2025Scheda siti n. 25 - 30 - 31 - 40 - 51
Complesso di Pantaleo
Tipo sito
Sito pluristratificato
Cronologia
Eneolitico finale; età del Bronzo antico; età romana; età moderna e contemporanea
Comune
Santadi
Descrizione
La foresta di Pantaleo ha restituito tracce di una lunga e articolata storia, che si estende dall’età preistorica fino all’età contemporanea. Quest’area, soglia occidentale del Parco di Gutturu Mannu, è caratterizzata da un fitto manto di leccete, sugherete e macchia mediterranea, intervallato da affioramenti calcarei, corsi d’acqua stagionali e vallate boscate, delineando un contesto ambientale favorevole alla presenza umana sin dalle epoche più antiche.
Le prime evidenze archeologiche risalgono alla tarda età del Rame (seconda metà del III millennio a.C.) e alla prima età del Bronzo (fine III millennio a.C. – inizio II millennio a.C.), documentate all’interno di due cavità naturali.
La Grotta B, nota anche come Pantaleo B o Grotticella del Canale di Pantaleo, è situata alla base dell’altura calcarea che domina il Canale Lurdagu Arrubiu. La cavità si sviluppa in un unico ambiente di modeste dimensioni che conserva evidenti tracce di frequentazione antropica: presso l’ingresso si osservano sistemazioni murarie di età antica, successivamente rimaneggiate; sulla parete di fondo è presente una piccola nicchia. L’elemento più significativo è tuttavia il rinvenimento di frammenti ceramici riferibili alla cultura del Vaso Campaniforme, che consentono di collocare la frequentazione della grotta nell’Eneolitico finale.
Circa 250 metri più a nord, sul versante orientale dello stesso affioramento calcareo affacciato sul Canale Lurdagu Arrubiu, si apre la Grotta A (o Grotta Segreta). La cavità, lunga circa 44 metri, ha restituito ceramiche dell’età del Bronzo antico attribuibili alla cultura di Bonnanaro. La forte pendenza del pavimento ha però limitato l’esplorazione e non consente di definirne con precisione la funzione.
Mancano, al momento, testimonianze materiali riferibili all’età nuragica e del Ferro, benché l’area di Pantaleo dovesse essere conosciuta e attraversata. Nuove evidenze emergono invece in età romana, quando la frequentazione del territorio appare più stabile e strutturata. All’interno della foresta si conservano i resti di un edificio termale collegato alla sorgente di Is Figueras, situata circa 300 metri più a monte. Dell’impianto, in origine più ampio e articolato, sopravvivono due ambienti, tra cui una grande vasca absidata con tre nicchie; in una di esse è ancora visibile il canale per il passaggio della tubatura. Le caratteristiche strutturali e la presenza della vasca suggeriscono che le strutture appartenessero alla parte calda dell’edificio (calidarium).
Alla stessa fase si riferisce una necropoli in uso tra il III secolo a.C. e il V secolo d.C., costituita da fosse ellittiche scavate nella roccia calcarea. La fitta vegetazione e lo spesso strato di fogliame rendono oggi difficoltosa la lettura d’insieme del sito, che sembra comunque estendersi su un’area di dimensioni rilevanti. Alcune delle fosse, indagate stratigraficamente, hanno restituito monete e spilloni in avorio e osso. Allo stato attuale sono state riconosciute almeno tre tombe, interpretabili come parte di una necropoli più ampia. Dall’area di Pantaleo provengono inoltre alcuni ripostigli di monete di età imperiale, che potrebbero indicare la presenza di piccoli nuclei insediativi. Considerate nel loro insieme, le evidenze di età romana delineano un quadro di frequentazione articolato, che testimonia l’interesse strategico dell’area, ricca di risorse e posta lungo l’asse di comunicazione tra il Sulcis e il Campidano.
Pantaleo conobbe una nuova fase di intensa frequentazione in età moderna e contemporanea. Tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la società francese Des Hauts Fourneaux Forges et Aciéries de la Marine et de Chemins de fer acquisì oltre 10.000 ettari di boschi nei territori di Santadi e dei comuni circostanti, avviando una gestione forestale organizzata e sistematica. In questo contesto, accanto alle tradizionali carbonaie, sorse uno stabilimento per la distillazione secca del legno – avanzatissimo per l’epoca – destinato alla produzione di carbone vegetale, acido acetico, acetone e alcool metilico, oltre a prodotti secondari. Si trattava di un complesso industriale fiorente e articolato, comprendente strutture industriali, una centrale termoelettrica, impianti idrici e alloggi per il personale. La produzione, destinata principalmente all’industria bellica francese, raggiungeva la costa grazie a una ferrovia a scartamento ridotto lunga 28 km, che collegava Pantaleo a Porto Botte.
Durante la Prima guerra mondiale l’impianto lavorò quasi esclusivamente per il rifornimento dell’apparato militare. L’attività proseguì nel dopoguerra con la produzione di sostanze chimiche derivate dal legno, fino alla chiusura nel 1920 e alla demolizione degli impianti principali nel 1936. Nei decenni successivi la proprietà cambiò più volte titolare, per essere infine progressivamente acquisita, dagli anni Ottanta, dal demanio forestale regionale.
In tempi recenti, la costruzione che un tempo ospitava gli uffici della Società francese è stata ristrutturata e riqualificata, divenendo la sede ufficiale e il centro informazioni del Parco di Gutturu Mannu.
Gallery
Bibliografia
ATZENI E. 1980. Gli insediamenti prenuragici e nuragici (dal Neolitico all’Età del ferro), in Pracchi R.e Terrosu Asole A. (a cura di), Atlante della Sardegna II-2: 81-87.
ATZENI E. 1987. La preistoria del Sulcis-Iglesiente. Cagliari: Stef.
ATZENI E. 1996. La cultura del Vaso Campaniforme e la facies di Bunannaro nel Bronzo Antico, in Cocchi Genick D. (a cura di), L’antica età del bronzo. Atti del Congresso di Viareggio, 9-12 gennaio 1995: 397-411.
BECCU E. 2000. Tra cronaca e storia le vicende del patrimonio boschivo della Sardegna. Sassari: Carlo Delfino Editore.
COSSU C., NIEDDU G. 1998. Ville e terme nel contesto rurale della Sardegna romana, in KHANOUSSI M., RUGGERI P., VISMARA C., a cura di, L’Africa Romana. Atti del XII Convegno di Studio (Olbia, 12-15 dicembre 1996), II: 611-656, Sassari.
ICCD
PAUTASSO A. 1985. Edifici termali sub ed extra urbani nelle province di Cagliari e Oristano, in Nuovo Bullettino Archeologico Sardo, 2: 201-228, Sassari.
PPR
PUC Santadi
RUIU D. (a cura di) 2022. Parco Naturale Regionale di Gutturu Mannu. Sassari: Carlo Delfino Editore.
RUIU D. (a cura di) 2022. Parco Naturale Regionale di Gutturu Mannu. Guida ai sentieri. Sassari: Carlo Delfino Editore.
SERRA P.B. 1995. Contesti tombali di età tardoromana e altomedievale da Santadi, in Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio: 381-404, Oristano.
TRONCHETTI C. 1995. Le problematiche del territorio del Sulcis in età romana, in Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio: 265-275, Oristano.






