Area archeologica Su Campusantu ‘e Is Arruus
23 Dicembre 2025Scheda sito n. 56
Bronzi di Monte Arcosu
Tipo sito
Rinvenimento fortuito
Cronologia
Età del Ferro
(X – VII sec. a.C.)
Comune
Uta
Come arrivare
Descrizione
Nel giugno 1849 il carpentiere Francesco Pani di Uta, recatosi nel bosco di Monte Arcosu a tagliare del legname, fece una scoperta eccezionale. Nella lettera del 1852 del Canonico Giovanni Spano, indirizzata al Generale Della Marmora, l’avvenimento viene così descritto:
“[…] gli idoletti furono trovati in Uta nel Giugno del 1849 da Francesco Pani di professione carpentiere. Essendosi portato nella montagna vicina per tagliare legname che gli abbisognava per il suo mestiere, nella falda di Monte Arcuosu, distante da Uta circa tre ore, nell’atto che nascondeva il piombo sull’orlo di un gran sasso, al cuoprire di terra la corda del piombo, vide dall’orlo del gran sasso comparire la testa dell’idoletto il più grosso”
Si trattava dunque di manufatti in bronzo, rinvenuti casualmente sotto una pietra, parzialmente interrati. Il punto esatto del rinvenimento non fu tuttavia individuato con precisione; lo stesso Spano si limita a indicare una distanza approssimativa di tre ore di cammino dall’abitato di Uta. Egli prosegue il suo racconto descrivendo il momento del recupero degli idoletti: si trattava di sette statuette e otto spade.
“Per estrarlo intiero si fece a muovere il detto sasso con ajuto di altri, e rinvenne questi 8 idoletti con altrettante spade di bronzo. Gli idoletti erano tutti coricati sporgendo le teste a levante: il più grande posava a traverso le 8 spade, compresa quella che ha il Toro infisso, e nel manto del grand’idolo stavano coricati gli altri 6 tanto a sinistra che a destra, cioè tre da una parte, e tre dall’altra.”
I reperti recuperati da Francesco Pani vennero affidati al parroco del paese, il Vicario Girolamo Marras, che li consegnò allo Spano. Fu lo stesso Canonico a ipotizzare che il luogo del rinvenimento dei bronzetti non dovesse corrispondere alla loro collocazione originaria: suggerì, infatti, che potessero far parte di un corredo funerario o sacro, probabilmente trafugati e occultati in agro di Uta (forse in attesa di una futura vendita), e che lì fossero rimasti fino a quel momento. Il racconto prosegue:
“Non si rinvenne nessuna traccia di ossa umane né di altra cosa, per quanta diligenza anche ripetutamente siasi fatta, né alcun segno di pietra ove fossero stati impiombati: giacevano solamente coperti di sabbia o di terra. Dalla qual cosa si deve argomentare che questo non era il sito dove erano riposti la prima volta, ma che trovati da qualcuno in sepoltura, o monumento qualunque, li abbia di nuovo nascosti in questo sito, e che poi, o li abbia dimenticati o trascurati, oppure che sia morto senza poterli riprendere. È più naturale che nel tempo in cui era in vigore la legge dei Tesori in favore del Fisco Regio, e che i Giudici Mandamentali infierivano contro quelli che anche per accaso trovavano qualche oggetto, incarcerandoli e facendo loro il processo, l’inventore di questi idoletti li abbia tolti dal sito ove li trovò, e li abbia nascosti sul timore d’incorrere la pena della Legge.”
Il gruppo di bronzetti, attualmente esposto ai Musei Nazionali di Cagliari, si caratterizza per l’eccezionale qualità artistica e l’ottimo stato di conservazione. Tra essi si riconoscono la figura del cosiddetto capotribù – al momento, il più grande fra i bronzetti rinvenuti nell’Isola -, accanto a un possibile fromboliere, due lottatori in combattimento, un arciere, un guerriero con scudo e spada e due figure in atteggiamento orante. Di grande rilievo è anche la spada votiva decorata con un animale trafitto (forse un cervo). Nonostante la mancanza di informazioni sul contesto di provenienza, la cronologia dell’insieme di bronzi può essere desunta dall’analisi stilistica, che permette di inquadrarli quale straordinaria testimonianza dell’età del Ferro.
Gallery
Bibliografia
LILLIU G. 1967, Sculture della Sardegna nuragica, Cagliari: La Zattera.
SPANO G. 1851. Lettera Al Ch. Sig. Generale Cav. Alberto Della Marmora Sopra Alcuni Lari Militari Sardi in Bronzo.
SPANO G. 1857, Antico larario sardo di Uta, in Bullettino Archeologico Sardo, III.
Scheda ICCD n. 162015.
Scheda ICCD n. 162016.
Scheda ICCD n. 162017.
Scheda ICCD n. 162018.
Scheda ICCD n. 162019.
Scheda ICCD n. 162020.
Scheda ICCD n. 162021.









